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Spettacoli di NARRAZIONE

UN CAPPELLO BORSALINO

dal Progetto Borsalino

VINCITORE PREMIO STREGAGATTO 2004

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Dalla ricerca storica tra '800 e '900 alla sua messa in scena
[Percorso - Allestimento - Ispirazioni - Video - Scheda Tecnica]

La storia passa attraverso il ricordo di ciò che si vede o che si è visto, una fotografia (operai davanti alla fabbrica), un manifesto (in mezzo al mare che a Buenos Aires ricorda l'Italia), un oggetto (il cappello), un articolo di giornale, un libro che nasce (in quel periodo) un intervista (la sirena..), un certificato (di nascita e di morte), un grafico (delle vendite), un operaio (che ha lavorato lì), la famiglia (che ne tramanda il ricordo) lo studioso (che analizza i fenomeni) tutti dati di una ricerca che possono essere raccolti per "comunicare" un lavoro teatrale, affinché la memoria non si perda.

Lo spettacolo nasce dalla necessità di ripercorrere la memoria di una fabbrica legata ad una famiglia e alla città e di cui oggi si trovano poche tracce: scomparsi i luoghi, scomparsi i macchinari, diventa quasi difficile ricordare che c'era una fabbrica dove oggi ha sede l'Università, nonostante che se ne sia conservata la facciata, diventa difficile ricordare che dire Borsalino significava dire cappello, diventa difficile ricordare come ha cominciato e come è finita.

Percorso
Lo spettacolo segue le tracce di quella memoria, le ricompone attraverso un lavoro multimediale che, proiettato sullo schermo, permette al narratore di evocare le informazioni e le emozioni di quel periodo. Un lavoro teatrale che alle volte assume forme e linguaggi di un cantastorie d'altri tempi anche se utilizza uno schermo interattivo.
Seguendo le tappe della vita del suo fondatore, Giuseppe Borsalino (1834-1900), per certi aspetti avventurosa e pionieristica, ritroviamo l'occasione per raccontare "le relazioni": la vita dei ragazzi dell'800, l'emigrazione, la nascita dell'industrializzazione, l'emancipazione femminile, l'alpinismo.
Interrogando il web, le biografie esistenti, investigando sulle immagini o sui personaggi da lui incontrati abbiamo scoperto aspetti inediti come nel caso della guida alpina Mattia Zurbriggen nel cui diario pubblicato a Londra nel 1899 viene descritto il viaggio di Giuseppe Borsalino in Nuova Zelanda. E in questo mix non mancano i ricordi degli operai della Borsalino e un accenno a come la Borsalino ha continuato ad esistere attraverso l'opera di Teresio Borsalino e Nino Usuelli.

Questo lavoro è il risultato di una ricerca condotta su più fronti: le interviste agli operai e alla famiglia, la ricerca sul web, gli studi storici, la narrativa, i quotidiani, la biografia esistente in modo da ricostruire attraverso il racconto teatrale i fili relazionali che hanno collegato una città ad una fabbrica, un cappello al mondo, tra la metà dell'800 e i primi '900.
L'interesse per il materiale raccolto ci aveva posto il primo ostacolo: era impossibile inserire tutto in uno spettacolo, siamo così passati attraverso fasi intermedie iniziate nel 2000 e aperte al pubblico coinvolgendo più di 2000 spettatori e partecipanti in particolare studenti e docenti e che hanno innescato ulteriori risultati da parte delle scuole.
Nel settembre del 2000 il progetto è iniziato con le letture-concerto con il duo musicale Coscia-Trovesi in uno stimolante incontro tra musica e racconto.
Successivamente la conferenza spettacolo, in cui sono raccolte 2200 immagini e diversi filmati, una storia programmata per argomenti,cliccabili, dunque al computer, è stato possibile ordinare e raccogliere la ricerca. Le conferenze sono state rivolte alle scuole della provincia per "far conoscere" ma anche per indagare l'immaginario delle giovani generazioni su un oggetto sconosciuto "il cappello".
Ed infine questo lavoro sullo spettacolo di cui l'anteprima è stata presentata il 12 dicembre 2001 nei locali della ex fabbrica Borsalino oggi sede dell'Università in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico, dove si è percorsa la strada della riduzione e compressione,per ricercare l'essenzialità, attraverso un testo riscritto più e più volte che si misurava su una modalità narrativa "nuova" comprendente e la scena e le immagini.

L'allestimento
Nello spettacolo la narrazione viene accompagnata da immagini (fotografiche, video ed elaborazioni in flash, il software di animazione per il web) che diventano non solo un supporto ma un ulteriore piano di narrazione, un evento che si inserisce nel nuovo filone del cosidetto digital story-telling.
L'interprete, guarda dentro il cappello di Borsalino che con una risoluzione digitale diventa il il luogo da cui trae le parole e le visioni: il suo sguardo non è nostalgico, non ha un messaggio, costruisce un mixaggio tra ricerca storica e leggenda, le sue parole e le sue azioni emergono inscritte nella cornice audiovisuale che accompagna lo sguardo dello spettatore in un doppio gioco: teatrale e multimediale.

Ispirazioni

"y por error llego el sombrero Borsalino, desde Italia, y se quedo'a vivir en la cabeza de las indias de La Paz
Podra andar descalzo el indio boliviano, hombre o mujer, nino o nina, pero sin sombrero no!
El sombrero prolonga la cabeza que protege; y quando el alma se cae , el sombrero la recoge del suelo"
Eduardo Galeano- Memorie del fuego

"Il cappello prende la piega dell'anima, è carogna in testa ad una carogna, angelo in testa ad un angelo, vittima sopra una vittima, disperato addosso a un disperato.
Chi va a testa nuda disimpara ad onorare essendo da noi sparita ogni forma di inchino
… Se la testa è nuda il cuore perde quell'essenziale bisogno etico"

Guido Ceronetti - Albergo Italia

"Non si può restare sempre sulle vette bisogna ridiscendere
L'alto conosce il basso il basso non conosce l'alto
Si sale si vede
Si scende non si vede più ma ci si può ricordare di quello che si è visto quando si era in alto"

Daumal - Il monte analogo


"A Holliwood tutti gli artisti portavano dei Borsalino.
Gary Cooper , Humphry Bogart, tutti tutti tutti , non ce n'era uno che non lo portasse.
E poi si facevano anche fotografare con quello. Gli artisti del cinematografo, tutti tutti tutti.
E volevano un cappello speciale.
Non parliamo poi di Alain Delon, Jean-Paul Belmondo, Non parliamo dei nostri da Fellini a tutti gli altri, sempre col Borsalino
Dicevano "Signora ci sa dire chi portava il Borsalino."
"Ah no. Se volete posso dirvi chi non lo portava"... Dicevano "perché era tanto bello", perché era ottimo di qualità! Prima ancora che di eleganza, era la qualità"

Intervista a Giovanna Raisini Usuelli - famiglia Borsalino

Raccontare la storia attraverso l'immagine. Bisogna sgombrare il campo: la storia è successione di avvenimenti oggetto di una narrazione. Conoscenza è narrazione, storia è narrazione, processo mai finito, sempre in evoluzione (narratore e fruitore). La storia è un'arte, un'arte essenzialmente letteraria.
Georges Duby

di e con: Ombretta Zaglio


galleria

 

Regia: Ombretta Zaglio, Irina Favaro

Elaborazione immagini, animazioni e sviluppo multimediale: Giorgio Battaglino, Simone Galiano, Claudio Pasero
Elaborazioni audio: Rocco Jenco
Consulenza multimediale e culturale
: Carlo Infante
Disegno luci e fonica: Pino Montarolo
Foto di scena
: Enzo Bruno

Fonti: storia di fine '800, biografie, interviste, letteratura sul cappello, moda

Esigenze: Spazio scenico Largh. mt. 6 Prof. mt. 8, Kw 12 , buio. Per spazi teatrali e non


Durata
: 50 minuti
Per tutti, per ragazzi, età consigliata: da 11 anni in su.

 

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