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RECENSIONI

MATTIA ZURBRIGGEN
C’è il Mathis a tutto tondo nella storia ricostruita da Ombretta Zaglio per la sua pièce. "Il Mathis? Ein tifal, un demonio", diceva la nonna Francesca quando cercavo cautamente di avviare il discorso per saperne di più su quella guida che - senza iperbole - aveva conquistato il mondo delle montagne nello scorcio fra l’Ottocento e il Novecento, ma che a Macugnaga era diventato tabù. Una fama cancellata di brutto a causa dei suoi stravizi e soprattutto della fuga, uncinato dall’alcol e da che cos’altro, non si sa. Un bel giorno era scomparso lasciando la famiglia , moglie e figlioletti sul lastrico. "Eppure ritornava dalla spedizioni dei signori inglesi carico di bauli", diceva Cesarino Lagger, una vecchia guida secca e rude. E si chiudeva a riccio. Inutile saperne di più.
Dopo morto si seppe che era finito a Ginevra a campare come un barbone. Trent’anni fa ne avevo parlato a Guido Tonella, famoso giornalista svizzero che negli anni Trenta aveva seguito de visu le imprese di Cassin sulle Jorasses e dei tedeschi sull’Eiger. Lui aveva setacciato certi rioni ginevrini a interrogare i più anziani, e uno ricordò vagamente la presenza di un vecchio barbuto, in disfacimento, che la gente diceva essere stato una grande guida. Ma il nome proprio non se lo ricordava, ammesso che quella specie di fantasma ne avesse uno.
A quasi un secolo di distanza - morti anche tutti i testimoni pervicacemente muti e refrattari - era però opportuno recuperare la storia del Mathis. Che è emerso dalle ceneri (chissà dove sono), nella sua grandezza di guida-esploratore sulle montagne di tutti i continenti.
In giro per il mondo sono tutti convinti che, con quel cognome, sia stato svizzero. Così un nipote che vive negli Stati Uniti ha donato il suo secondo libretto di guida al museo del Club alpino di Berna (Il primo è conservato al museo del CAI, a Torino).
In Argentina stanno istituendo un parco dell’Aconcagua, la cima che lui aveva vinto da solo nel 1896. Sono andati nella valle di Saas a chiedere notizie, ma li hanno indirizzati a Macugnaga. Gli dedicheranno una sala.
La sua autobiografia, pubblicata a Londra, è stata tradotta anche in Italia un secolo dopo. Ma al di là delle carte, Ombretta Zaglio ce l’ha restituito con la forza prorompente e godibilissima delle sue parole. Lei, così minuta e tenera, perfettamente a suo agio nelle vesti dell’energico e massiccio "bergführer", finalmente recuperato nei suoi pregi e nei difetti. Debolezze e grandezza di tutti gli uomini, anche delle somme guide. Grazie, Ombretta.
Teresio Valsesia - Scrittore e alpinista

(...) Le vie della narrazione, da qualche tempo, dopo il grande successo di “Vajont” e “Olivetti”,finalmente si stanno dirigendo verso il contemporaneo e ne sono testimonianza le nuove produzioni di Marco Paolini ed Ascanio Celestini
In questo alveo si situa “Un cappello Borsalino” un piccolo coraggioso spettacolo prodotto non a caso dal Teatro del Rimbalzo di Alessandria che racconta,partendodalla vita avventurosa del suo fondatore Giuseppe Borsalino, morto all’inizio del secolo scorso, la storia della fabbrica che ha dato nome al famoso cappello.
Ombretta Zaglio, che da molti anni si dedica alla narrazione soprattutto di fiabe e di storie che affondano le loro radici nella tradizione popolare, si è gettata a capofitto nella ricostruzione non solo della storia dei “Borsalino” ma di tutti quei collegamenti chiarificatori che le diverse epoche che hanno attraversato i vari momenti della storia appassionante di questa famiglia via via suggerivano.
In “Un cappello di nome Borsalino”concorrono poi alla composizione del racconto anche linguaggi audiovisivi non solo con l’inserimento di foto d’epoca ma con immagini in movimento che donano allo spettacolo momenti di fantasiosa leggerezza Ne viene fuori infatti non solo la storia di una fabbrica e della sua città ma anche un divertito omaggio al cappello come parte integrante della nostra vita e la frase “Il cappello prende la piega dell’anima”che fa da “cappello” allo spettacolo ne è l’epitaffio più significativo. - Mario Bianchi - Eolo [07.2002]

(...) Questo spettacolo intenso ed omogeneo, gioca sull’armonia tra la recitazione e la suggestiva scenografia di immagini proiettate al computer ed efficaci effetti di ombre. Si racconta con calore e partecipazione la storia di una fabbrica e di un marchio che occupa un ruolo centrale nella storia della città di Alessandria, e che ha portato il suo nome e quello dell’Italia in giro per il mondo, grazie alla qualità e all’unicità dei suoi prodotti, tanto da far identificare il cappello maschile con "Borsalino".
Lo spettacolo, dedicato ad un pubblico di adolescenti e di adulti, è una puntuale ricostruzione storica della nascita e dell’evoluzione della fabbrica, a partire dalla vicenda umana e dalla passione del suo fondatore, che tanto intensamente si diede da fare per creare alla sua "Borsalino" quella solida fama che perdurerà nel tempo, fondata su un’indiscussa qualità e professionalità.
Lo spettacolo si snoda attraverso un lungo arco di tempo, rievocando episodi e momenti della vita quotidiana dell’800. Si va dal mondo dei cappellai francesi a quello degli emigranti nelle Americhe, dagli indios ai gangsters fino alla vita quotidiana degli operai e delle operaie della fabbrica e al loro rapporto con i proprietari. Lo spettacolo è coinvolgente, appassionante e ricco di contenuti per il pubblico di adolescenti e di adulti cui è destinato, è sempre fresco e vario e mai pedantemente didattico e ripetitivo.
L’aggraziata ed efficace recitazione di Ombretta Zaglio, ricca di variazioni e sorprese, coinvolge ed incuriosisce il pubblico che segue con passione lo snodarsi del racconto attraverso i luoghi e i tempi.
Lo strumento multimediale, usato con intelligenza, non prevarica mai sulla recitazione, anzi vivacizza l’insieme e lo spettatore si trova coinvolto in un gioco che si muove con disinvoltura tra ieri ed oggi, tra la nascita dell’antica fabbrica e le sue gloriose vicende, attualizzando con simpatia e partecipazione la storia del glorioso cappello. - Maria Pia Muscarello - IRRE Piemonte [07.2002]

(...) ecco una ironica narrazione di sè di Ombretta Zaglio, una giovane performer molto interessante che viene da Alessandria - Ugo Volli - Repubblica [17.7.88]

(...) da sottolineare la bravura di Ombretta Zaglio, un metro e cinquanta dichiarati con spavalderia e volutamente evidenziati da un camicione bianco oversize.
Tutta sola sulla scena l'attrice ha raccontato con molta ironia la storia del suo gruppo.... - Scilli di Massa - Il Giornale [9.3.88]

(...) e quando Ombretta Zaglio e le sue Azioni Randagie fanno Capolino sulla scena, si muovono tra un pubblico tormentato dall'indifferenza. Ma la peformer piemontese è un folletto che ha imparato il piacere sottile della meraviglia e dello stupore. La sua piece è un viaggio nel cervello - Roberto Casu - L'Unione Sarda [18.12.88]

(...) In quello spazio remoto e mitico la cifra interpretativa scelta dall'unica attrice in scena, apre crepe di una voluta "normalità" che tutto tinge di incongruo - L'arena [26.4.88]

(...) Incantano grandi e piccoli quelle fiabe messe in scena : nei panni di un simpatico cantastorie c'è Ombretta Zaglio - Brescia oggi [27.12.95]

(...) Frammenti dà l'impressione di voler essere un lavoro dalle atmosfere cupe, che vuole colpire e suggestionare il pubblico, vuole commuoverlo, ma anche disattendere le sue aspettative proponendo testi ora seri, ora meno seri, in cui l'ironia ha toni beffardi. Molto applaudita la prova di Ombretta Zaglio - Gazzettino di Venezia [27.2.96]

(...) Nel cuore di Alessandria ma in posizione eccentrica ossia lontano dai luoghi comuni di una provincia che si rispetti, eppure vicinissimo e accessibile a tutti vi è uno spazio singolare articolato tra le stanze, il cortile e il giardino di un antico palazzo ma delimitato unicamente dalle quinte dell'immaginazione. E' inattuale come potrebbe esserlo una macchina del tempo, parcheggiato come un carazzone di zingari, isolato come un faro sugli scogli ed ha l'atmosfera magica di una danza che si svolga all'interno di un cerchio di fuoco. Seguite la freccia, via Venezia 5 ed entrate con noi nel Teatro del Rimbalzo.. I fili, le atmosfere e le trame viventi di questa sorta di tappeto volante sono tessuti da Ombretta Zaglio. Attingendo al patrimonio di mimetismo, follia e visionarietà del suo mestiere di attrice, O.Z. si è resa straniera nella propria città e con pazienza e passione è riuscita a superare isolamento e difficoltà oggettive e a realizzare nella formula della casa teatro il proprio desiderio.. può sicuramente essere considerata un punto di riferimento per teatranti, musicisti e ballerini interessati a proporre le proprie invenzioni in un clima di amicizia, confronto e collaborazione..
Roberta Ravazzoni - PiemonteVip '92

(...) Il Teatro del Rimbalzo ha proposto Gli Echi della Battaglia con la regia di Ombretta Zaglio.
Molto azzeccata e suggestiva la cornice presso la quale gli attori tutti giovani e alle prime armi ma bravi hanno recitato..un'ora di spettacolo recitato in modo originale, e dal fienile accompagnavano la recitazione, un fisarmonicista e un tamburino: una bella idea che ci auguriamo venga riproposta - P.Bottino - Il Piccolo [19.6.93]

FIABE NOTTURNE ALLA LUNA
(…) Ombretta Zaglio estrosa e poliedrica interprete che grazie ad un sapiente uso della voce e dell'espressione corporea si cala alla perfezione in tutti i ruoli citati: impressiona la sua grande capacità di riempire la scena con il solo ausilio di un tavolino una valigia, pochi altri oggetti…Convinta ed affettuosa si è rivelata la risposta degli spettatori. R. Canavesi - Il Corriere [13.11.98]

TEATRO AL FEMMINILE - Scelta la vincitrice di "Aquilegia Blu": è Ombretta Zaglio.
(…) Alla serata finale della manifestazione ha partecipato la scrittrice Fernanda Pivano che ha ricevuto il premio alla carriera dalle mani dell'assessore regionale Giampiero Leo tra le ovazioni del pubblico. Altro Ospite l'attore Carlo delle Piane. Una quindicina le partecipanti al premio per la migliore interpretazione, fra loro la giuria ha scelto Ombretta Zaglio interprete di un suggestivo collage di tre pièces. - La Stampa [11.4.99]

"BRAVA OMBRETTA": Ombretta Zaglio ha tenuto a palazzo Guasco una delle sue conferenze-spettacolo dedicate alla figura di giuseppe Borsalino…grintosa e accattivante, l'attrice-regista si è destreggiata molto abilmente tra opinioni, impressioni e miniscene interpretate direttamente dal pubblico formato da sudenti dell'ultimo anno dell'istituto "Fermi" di Alessandria.
… Ombretta Zaglio ci ha affascinati come si fa con una bella fiaba, che non sfuma però, ma lascia un'impronta così calcata da essere storia per gli studenti, quella storia locale che rivive nelle mani e nelle menti dei nostri nonni e bisnonni che hanno avuto il pregio di andare per strada mostrando un "Borsalino".
In una carrellata di cenni storici, è perfettamente riuscita a sostenere con competenza ed ironia una lezione veramente carismatica… - La Stampa [1.1.2001]



 
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